I mercati
Mercanti cinesi.
“kuai kuai kuai!” si sente ripetere come un mantra per le strade di Pechino, dov’è non c’è UN mercato: Pechino è un mercato. Mercato del lusso in Piazza Xidan, Wang Fu Jing o al Village di San Li Tun; dell’antiquariato a Liu Li Chang; dei prodotti contraffatti al Mercato della Seta di Guo Mao o allo Ya Shou; mercato contadino nelle strade secondarie che pullulano di paesani arrivati di notte in sella al loro cavallo e costretti a scappare all’arrivo della polizia; mercato del sesso nei centri massaggi a luci rosse.
I trasporti
Dei treni ho già detto in un post precedente. Per fare un confronto con l’Italia, basti pensare che collegano tutti i centri più importanti (compresa Lasa, la capitale tibetana), sono economici e sempre in orario. Le città principali sono quasi tutte dotate di reti metropolitane modernissime. Dove non c’è ancora, come ad Hangzhou, la metro è in costruzione e il sistema di autobus pubblici è comunque efficace.
Di notte, il mio mezzo di trasporto preferito sono i taxi: gli trovi ovunque, i prezzi sono accessibili (circa dieci euro per un’ora di corsa) e in due anni di Cina non c’è mai stato un tassista che abbia tentato di fregarmi. Bisogna solo stare attenti a non salire su un taxi pirata, che si possono riconoscere per la mancanza di insegne “ufficiali.”
Metropolitane cinesi:
Mappa della metro di Pechino.
Mappa della metro di Shanghai.
Mappa della metro di Guangzhou.
Mappa della metro di Hong Kong.
Il senso di sicurezza
Ho viaggiato attraverso la maggior parte delle province di questo paese, spesso da solo; ho attraversato alle quattro del mattino i vicoli di Shanghai, Pechino, Chengdu, Nanjing e Gunagzhou; ho avuto alterchi in diverse discoteche con cinesi gelosi (e rompiballe) per questioni di donne; ect etc…
Non sto cercando di passare per Indiana Jones, so che tutto ciò non implica niente di realmente pericoloso. Il punto è che, nonostante stia girovagando per le strade di Cina da un bel po’, non mi è mai capitato niente: non ho mai assistito a uno scippo; nessuno ha mai tentato d’intimidirmi per una monetina (chi è passato nei pressi della Stazione Centrale di Milano sa di cosa sto parlando, tanto per citare un posto a caso); persino le risse nei locali rappresentano un fatto sporadico, se ne paragoniamo la frequenza a quella dei pub europei.
Non sto dicendo che la Cina sia il paese delle fate, bisogna stare attenti anche qui. Ma i rischi che si corrono sono perlopiù legati alle classiche truffe turisti dalle quali ci si può difendere con un po’ di buonsenso.
Non so se sia a causa della massiccia presenza della polizia nelle strade, delle pene severe cui sono sottoposti i criminali (soprattutto per chi commette un reato contro uno straniero facendo perdere la faccia alla nazione intera) o dell’onestà quasi ingenua (dal punto di vista di un italiano diffidente perlomeno) con cui si comporta la maggioranza dei cinesi. Quello che so è che oggi mi sento più sicuro in Cina che in qualsiasi metropoli occidentale.
“Poliziotto” a Chengdu, la capitale dei panda.
Il gran casino cinese
Anche se le vacanze in Italia fanno sempre piacere, e che sarebbe riduttivo caratterizzare come “una orda immane e disordinata.” No, le folle ci sono anche a Londra, Parigi e New York. Ma una piazza cinese mi trasmette un senso d’imprevedibilità che non ho ancora provato in nessun altra parte del mondo. Sembra sempre debba succedere qualcosa, una rissa per una ragazza, un incendio per colpa di un venditore di patate arrosto, una rivolta per un’ingiustizia subita. E poi bisogna spingere continuamente, reclamare il proprio spazio personale, stare attenti a non farsi calpestare o investire da un motocarro carico di bottiglioni d’acqua da cinque litri.
Si ha sempre l’impressione ci sia troppa gente, troppo chiasso, troppi vestiti appesi ad asciugare sui fili della luce, troppa merce sui marciapiedi e troppe bici sulle strade. Ma poi non succede mai niente, il traffico si autoregola, le risse non scoppiano quasi mai, qualcuno spegne sempre la scintilla prima che si trasformi in incendio e ognuno continua per la sua strada che domani bisogna alzarsi presto.
Cina, paese che stupisce sempre e comunque, che fa ribollire il sangue nelle vene, che ti fa sentire parte del mondo che sta cambiando, parte della storia.
Venditori di patate arrosto.
Dulcis in fundo… Le donne
Ahhh le cinesi… questa la vediamo in dettaglio un altro giorno ; – )
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